Terminologia

La terminologia  legata alla varietà di genere ed all’identità sessuale è ricca di termini che potrebbero risultare sconosciuti. La terminologia in uso è nuova e non si è ancora  formata una vera e propria norma. Molti termini e definizioni sono in evoluzione  e si arricchiscono di sfumature o scompaiono, perché rimpiazzati da un gergo nuovo e più specifico, in brevissimo tempo. Questo avviene non perché le realtà descritte non esistessero in precedenza, ma piuttosto poiché solo ultimamente si sta approfondendo  il dibattito e la rappresentazione di queste ultime. In particolare tutta la terminologia legata alla descrizione del non-binarismo si affaccia solo ora al linguaggio di massa. A seguito cercherò di illustrare la terminologia base ormai fissata (o quasi) nel canone del dibattito sulla varietà di genere ed identità.

Cisessuale si usa per descrivere un individuo che si riconosce nel genere sessuale assegnato alla nascita. Il termine deriva dal prefisso latino “cis” che è opposto a “trans”.

Transessuale è impiegato per definire coloro che non si rispecchiano nel sesso attribuito alla nascita. Transgender o transessuale è un termine ombrello che comprende al suo interno anche gli individui con un’identità non prettamente maschile o femminile (vedi persone che sono genderqueer o non binari, inclusi androgini, bigenere, pangenere, di genere fluido o agenere).

Intersessualità è un altro termine ombrello che va a indicare tutti quegli individui che sono nati con i caratteri sessuali (primari o secondari) non ascrivibili specificatamente al sesso maschile o femminile ovvero non rientrano, anatomicamente, nella classificazione binaria. Purtroppo è ancora prassi comune, sia in Italia che in Finlandia, che i neonati intersessuali vengano operati o trattati ormonalmente per essere omologati al sesso maschile o femminile secondo la nozione binaria vigente. Spesso questi individui, una volta cresciuti, non si riconoscono nel sesso assegnato. Non sempre l’intersessualità si manifesta in maniera evidente (nell’apparenza esterna dei genitali) e in alcuni casi si palesa solo durante la crescita o in età adulta. L’anomalia può essere latente, causata da fattori ormonali o nascosta nel codice genetico. La manifestazione fisica di queste variazioni/anomalie varia largamente da individuo a individuo. 

Genere non-binario, direttamente dall’inglese non-binary gender, copre lo spettro di tutte quelle identità che differiscono dalla definizione binaria maschio/femmina. Il termine è equiparabile a transessuale ma, con questo ultimo, si tende sempre più a designare l’identità di coloro che si identificano nel sesso opposto a quello assegnato alla nascita.

Alcune persone che si definiscono non-binarie hanno un’identità sessuale a metà o in un qualche punto della scala che va da maschile a femminile. Altri percepiscono la propria identità ondulare fluidamente da una parte all’altra di questa scala. Altri ancora si identificano in qualcosa di assolutamente diverso da maschile o femminile. Qualcuno, invece, reclama il diritto di non avere un’identità sessuale. Alcuni individui non-binari sentono il bisogno di ricorrere alla chirurgia o alla terapia ormonale così come accade per alcuni individui transessuali binari (non tutti). 

Orientamento sessuale indica semplicemente verso chi si prova attrazione sessuale, romantica o sentimentale. L’orientamento sessuale e l’identità sessuale, o meglio di genere, sono due concetti separati sebbene, entrambi, possano variare nel corso dell’esistenza.

L’identità di genere esprime il sentimento di appartenenza di un individuo ad un determinato genere (o a nessuno).

La varietà di genere è un concetto che racchiude in sé tutto lo spettro di generi (compresi i cisessuali che non sono e non devono ritenersi la norma). Questo concetto tende a sottolineare che la nozione binaria maschile/femminile non è la norma naturale e che esistono, di fatto, infiniti altri generi, probabilmente tanti quanti gli esseri viventi, poiché ogni individuo percepisce la propria identità in maniera soggettiva.

Ad ogni modo, per poter definire e proteggere l’esistenza e i diritti delle minoranze sessuali vengono impiegate delle sovracategorie. A questo punto è opportuno informarvi che adopero la definizione “varietà di genere” a mia disrcezione, in quanto ritengo che la parola diversità, più comunemente usata nella definizione “diversità di genere”, abbia un’accezione vagamente negativa in quanto sottintende la divergenza da una norma vigente, quella della dicotomia maschile/femminile che io ritengo essere solo una narrazione fittizia ed imposta.